Le proposte concrete, se ci sono, per il lavoro

Io mi occupo di lavoro, lo sapete. E’ la mia passione, il mio interesse e sono diventata la direttora di un giornale (e un sito) che si occupa di lavoro per giovani fino ai 35 anni. Limite d’età non voluto da me, ma dagli editori perché è questo il target che interessa anche agli inserzionisti. Che poi si parla di gente che ha più di 35 anni e in mezzo la si mette tra le persone che vengono intervistate.

Come freelance mi occupo ancora di lavoro e attualltà.

Venerdì ho iniziato la giornata con mio cugino che mi diceva di essere in cassa integrazione. La mattinata è proseguita con una mia amica che la vedeva male per il lavoro perché due persone erano state licenziate. Ho postato la cosa su un gruppo LinkedIn (a proposito, lo seguite?) e come un fulmine a ciel sereno, la storia del licenziamento non previsto ha colpito direttamente (non la mia persona, ma una persona vicinissima a me).

La crisi è più forte degli altri anni, sì, proprio nel 2011 che doveva essere l’anno della ripresa. E che non lo è. In Italia dedichiamo pagine all’inchiesta su Ruby, alla casa di Fini, al PD che non decolla eppure ci dimentichiamo che è una repubblica fondata sul lavoro che non c’è.

E allora ci sono proposte concrete? Cosa si può fare per risolvere la situazione e invitare le aziende ad assumere? Intanto, farglielo costare meno sto lavoro che quando assumono qualcuno a cui danno 1000 euro, pare che quella persona gliene costi 1400. Dare incentivi a quelle che dopo un contratto a progetto prendono il lavoratore stabilmente, incentivi a quelli che assumono le donne (non sarei d’accordo perché mi pare una discriminazione, ma almeno è un incentivo a diminuire sta discriminazione).

Voi che altro proponete? Che vi sembra di questo 2011?

 

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Dare il titolo giusto

Rifletto. Parlo con me stessa, ma non come vorrei. Mi è venuta una strana sindrome che non mi appartiene: quella di programmare le cose, di decidere quello che farò durante la settimana e quella successiva e di pensarci mentre sto vivendo un altro momento. La cosa mi preoccupa perché so che se facessi psicologia spicciola su me stessa, questo sarebbe segno di una qualche insoddisfazione latente della vita che sto vivendo. Eppure non mi posso dire scontenta, ma non so: non è la vita che forse vorrei. Ovviamente, vorrei più tempo con il mio ragazzo e avere sempre il weekend da trascorrere insieme o quantomeno la domenica. Ecco, forse mi manca la domenica per come l’ho sempre intesa. Il mio ragazzo ne ha libera una al mese e io le altre 3 le passo sempre come non vorrei: a pulire, parlare al telefono e magari uscire da sola in giro per Milano perché tutti gli appuntamenti che prendo con le persone, quasi mai contemplano la domenica.

La domenica per me, iperattiva anche quando dormo, ha sempre significato quel blando lasciarsi trascinare. La colazione fuori o parlando con mia mamma, l’andare a messa (ma non è che mi manchi), lo stare con i miei nipoti e il pranzo della domenica, quello tutti insieme che è speciale di per sé perché a casa mia si mangia sempre qualcosa di buono e poi tutti sono tranquilli perché bene o male non lavorano.

Un tempo, poi, rappresentava il vedere le partite o l’andare allo stadio o il relax di una passeggiata. Ecco, devo dire che tutto questo mi manca e pesa sulle mie settimane perché mi manca davvero quel giorno in cui io mi senta autorizzata a non fare nulla.

Invece, da sola, finisce che mi trascino le cose da fare che so posso fare solo quel giorno e puntualmente non faccio come vorrei e la cosa non mi fa stare bene. Per ora poi ho qualche problema al lavoro e non mi sento molto riconosciuto il mio impegno…questo mi dà parecchio da pensare perché sto investendo tanto in quello che faccio e tralasciando altre collaborazioni cui tengo, mi chiedo se sia la strada giusta. Mi rendo conto che prendo tanti stimoli per nuove cose e tante non riesco a portarle avanti. Mi chiedo se è la giusta direzione e quando  mi fermerò a pensare e a studiare come mi devo comportare anziché semplicemente andare avanti, quando mi riscriverò i miei obiettivi…

A voi capita di farvi risucchiare dalle cose e di pensare che non va bene? E capita di volervi guardare intorno, ma di non avere la forza di alzare la testa?

Questa settimana, poi, mi ha vista quasi come una "star". Un giornalista della mia zona d’origine con cui sono rimasta in buoni rapporti nonostante l’enorme differenza d’età (lui ha circa 30 anni più di me) sentendo quello che sto facendo a Milano, ha deciso di farmi un articolo sul giornale più letto in zona e mettendolo anche sul web. Molte persone lo hanno condiviso su Facebook (circa 75!, ma perché?) e mi sono piovuti complimenti da ogni dove. Io non mi sento così e non penso neanche di essere "fantastica" come qualcuno mi ha scritto. Tutto così strano: in zona mi hanno sempre un po’ snobbata perché davo l’impressione di una che non era fissa in un posto e ora…E poi mi fanno piacere i complimenti, ma poi mi infastidiscono se sono tanti. E’ come se mi sentissi in dovere di dimostrare qualcosa, come se ci fosse una linea netta tra quello che si vede e quello che ho dentro…

Giuro che la prossima volta parlo di Milano, in fondo il mio blog ha cambiato titolo…

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“Io so e ho le prove”. “Io so di non sapere”

"Io so e ho le prove. Io so come hanno origine le economie e dove prendono l’odore. L’odore dell’affermazione e della vitttoria. Io so cosa trasuda il profitto. Io so. E la verità della parola non fa prigionieri perché tutto divora e di tutto fa prova. E non deve trascinare controprove e imbastire istruttorie. Osserva, soppesa, guarda, ascolta. Sa".

Leggevo queste parole in metro, come faccio ogni mattina. Un libro, Gomorra, di Saviano con il quale sto avendo un rapporto molto strano. Ho aspettato prima di comprarlo perché non amo le edizioni molto grosse e vi preferisco le economiche. Un uomo, Saviano, su cui non è facile avere un’opinione. O ti piace o non ti piace, senza mezze misure. Per alcuni troppo inflazionato, per altri un eroe. Un libro che a me sta dando molto da pensare. All’inizio pesante, me lo trascinavo dietro e quasi gli preferivo Facebook sul cellulare (mi portava a distrazioni stupide), poi via via più interessante e adesso che sono arrivata alle parti in cui parla attraverso se stesso e mette l’accento su quello che ha visto e vissuto parlando alla prima persona, mi appassiona ancora di più. A dire il vero, la prima persona è presente in tutto il libro, solo che per molte pagine è nascosta dietro nomi, fatti, opere che molti sapevano. E’ questo quello che mi ha colpito di molte persone con cui ho parlato e che allo stesso tempo mi dà parecchio da pensare. il loro "io so" è diverso da quello di Saviano. Il loro è un "io so" di chi è quasi infastidito da quello che legge perché, cavolo, non è niente di nuovo "e queste cose si sapevano". Io non le sapevo. Sinceramente, ignoravo. Ignoravo alcuni nomi – altri ovviamente no – alcuni affari, alcune morti che non mi ricordavo o di cui non avevo sentito parlare. Ignoravo che ti puoi guardare intorno inorridito e chiederti ogni mattina se quel palazzo che vedi a Milano ha a che fare con la Camorra, con la Mafia, con l’illegalità. Mi sono data due risposte e tutte e due convergono allo stesso punto. Puoi sapere ma non sai nulla se alla fine non fai nulla, non ne parli, fai come se niente fosse e ti infastidisci se qualcuno ti racconta quella che è la sua verità perché "non è niente di nuovo". Ma in fondo non studiamo tra elementari, medie e superiori sempre gli stessi periodi storici? E nonostante questo li conosciamo davvero?

Puoi essere socratico e dire che sai di non sapere. E vuoi andare avanti.

E ancora, mi viene da pensare a quanto siamo tutti delle isole. Aspiriamo ad essere isole felici, ad avere il nostro lavoro retribuito, la nostra casa, i soldi da destinare alle uscite, i nostri contatti, i nostri vestiti, le nostre domeniche ed è tutto molto lecito e giusto, ma facciamo parte di un arcipelago.

Io non voglio fare sì che la mia vita sia solo lavoro, casa da sistemare, lavoro, eventuali uscite e palestra. Vorrei che la mia vita fosse qualcosa in più. Ma putroppo non ci riesco sempre, anzi ci riesco poco. E voi?

 

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Il Nord e il Sud, differenze parte I

Dovrò capire prima o poi – che poi basterebbe chiedere a Miranda – perché gli altri riescano a commentarmi (sì, Paola 1961 leggo i commenti), ma io quando clicco su, non riesco ad aprirli.

Eccomi qui a scrivere dopo una settimana lunga lunga, ma manco l’avevo capito che era stata così lunga. Solo oggi, mentre tornavo a casa in tram  senza Saviano (è il libro che mi accompagna per ora), mi sono ricordata, guardando nelle tasche del piumino (piene di tutte le carte possibili, anche le vostre) e trovando il biglietto del Museo del cinema, che solo 8 giorni fa ero stata a Torino con Ely.

Cavolo, com’è volato il tempo! Oggi incontro con un’altra styler, Arnika, e con le sue amiche. Simpatiche e molto carine e che in parte mi hanno stupita, positivamente. E sentendomi la Carrie della situazione (anche se scrivo sulla sedia con il pc tra le gambe, la tv accesa su Rai4 e il fidanzato che si è addormentato sul divano), mi va di raccontare la positività e l’emancipazione delle donne. Due ragazze parlavano del fatto che non si volessero sposare e che non fossero così contente di avere ricevuto l’anello di fidanzamento. Una di loro non crede al matrimonio e ci sta. Emancipazione in cosa? Venendo dal Sud, per ogni donna il percorso normale è laurearsi, trovarsi un lavoro anche scarsamente retribuito e sposarsi. Soprattutto se si è fidanzati da un bel po’. Nessuno parla di convivenza, nessuno ha il coraggio di andare a convivere e vivere nel peccato (così come faccio io secondo la Chiesa) e vedere come va. Nessuna ha il coraggio di dire che magari il matrimonio e l’abito bianco non è il suo sogno, che se arriva bene, ma sennò va bene uguale. Allora queste ragazze mi sono piaciute. Inoltre, tutte al Sud mostrano con orgoglio il solitario ricevuto dal fidanzato (spesa oltre i 1000 euro se piccolo, molto, ma molto di più se è un diamante di un certo tipo) e magari neanche parlano del loro uomo o ci stanno così bene. Sto demonizzando il matrimonio? No, no, io vorrei sposarmi prima o poi, anche se vivendo insieme, non ne vedo questa necessità. Come sapete quando sono in Sicilia, mi viene la voglia, per il resto mi passa.

Qui a Milano ci sono tante donne non sposate, che magari vivono da sole pur avendo il ragazzo. Al mio paese, chi superati i trenta è da solo, non è così ben visto, se è donna e comunque se non è vittima di giudizi (ormai i tempi son cambiati), lo è di certo dei parenti: "Ma quando ti sposi, figlia bella? Vedi che gli anni passano e poi si fa tardi". L’avrò sentita un bel po’ di volte. Inoltre, se convivi non vieni molto considerato. Tant’è.

Ma il Sud non perde sempre. Oggi ne parlavo con una delle amiche di Arnika e ieri con la mia collega ed un’altra ragazza. Al Sud prendersi il caffè dall’amico senza magari ti abbia invitato, è quasi un must. Tutt’al più fai una telefonata per vedere se c’è, ma non  per chiedere all’amico se puoi andare a casa sua. Al Sud dopo il lavoro, magari – se stai vicino – passi dall’amico anche dopo cena, qui è veramente raro che qualcuno ti rompa le scatole. Al Sud ci sono persone che quando ti vedono ti fanno una festa, anche se magari sono più grandi di te di 20 anni e non ti vedono da una vita. Al Sud i vicini di casa, sono veramente vicini e tu non stai mai più di una settimana senza vederli. Io la mia non la vedo da mesi.

Di contro, però, se fai qualcosa di diverso, lo sanno tutti e tutti giudicano. Se esci con più uomini e ti vedono, ehm…non è una cosa positiva…se ti vesti in maniera diversa, te lo fanno notare.

Al Sud una donna che non sa cucinare  è quasi una scansafatiche: " E a tuo marito che preparai da mangiare?", al Nord una donna che non sa cucinare, è una che è così indaffarata che non ha il tempo di cimentarsi ai fornelli.

E voi che altro notate?

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L’amore e le città

Buon anno e tutti e buon anno al mio blog! Come fare per riesumarlo devo ancora capirlo e soprattutto come fare a cliccare sui commenti e farli apparire invece che di guardarli di remoto dall’amministrazione. Se qualcuno sa cosa è successo e vuole dirmelo, lo ringrazio veramente tanto!

Eccomi. Tutto qui ormai mi sembra tristo da quando di là è nato vanityfair.it, bello, con una bella grafica e dove i blog degli "autori" sono molti di più.  E dove agli altri a quanto pare non è concesso averne, o forse sì?

E’ iniziato l’anno, dopo un dicembre strano che mi ha vista due volte ammalarmi e che pizza!

Ma mi ha vista anche parlare in pubblico davanti a dei ragazzi a Trento riguardo al giornale di cui sono direttora, mi ha vista incazzata e profondamente delusa da una persona che tanto sto post non lo leggerà mai. A volte il bene non basta.

Mi ha vista contenta di andare in Sicilia e profondamente spaventata quando mio padre il 26 è stato poco bene, ora va meglio, ma lo spavento è rimasto e la distanza, si sa, non aiuta.

E mi ha vista sempre più innamorata di Milano. Ho conosciuto gente nuova in due serate diverse. Una è stata la cena delle Geek girls, un gruppo di ragazze appassionate di tecnologia che fanno svariate cene cui puoi andare solo se vieni selezionate. Io sono stata iscritta dalla mia collega e insieme siamo state selezionate. Divertentissimo. E come mi sentivo indietro: tante avevano un blog di cucina, qualcuna ho scoperto che lo tiene anche su Vanity blog, tante avevano fatto un sacco di cose. Insomma, in questa città, gli stimoli vanno a 1000 anche magari mentre tu te ne stai a casa sotto le coperte come ho fatto io questa settimana che ho avuto nuovamente la febbre. Che palle!

Comunque, mi sono divertita e con alcune ci sentiamo su fb! bello!
Un lunedì invece la mitica Pat mi ha invitato ad un aperitivo con le crocchette e lì ho conosciuto Marco (che conoscevo sul blog) e le altre, oltre a ricordarmi che Pat è sempre troppo forte.

Così mi è venuto da scrivere che ormai di Milano mi sto innamorando. Avete presente quel ragazzo sì che giudicate carino, ma non bello e che dite proprio che non è il vostro tipo e con cui non stareste mai? Ecco, per me Milano era questo, prima di venirci a vivere. Non poteva competere con Roma. E non capivo che lei non ci vuole neanche competere. Perché Roma è la donna bella che tutti desiderano avere, che trasuda bellezza da ogni dove, ma che poi ti prende, ti assorbe e non ti lascia più come una donna ambita con i tanti amanti, ti devi accontentare delle briciole.

E invece Milano ti accoglie davvero, ma se tu l’accogli e la sai capire.

Buon anno!

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Cambio nome al blog e cambio vita da blogger. 1ma puntata: Milano e l’affare del fitness

Ci ho pensato tante volte. Lo chiudo o non lo chiudo? Lo lascio qui ad appassire o lo faccio rivivere? Questione di tempo o di volontà? Orgoglio edonistico di lasciar perdere perché non ho più i lettori di una volta o semplicemente nascondersi dietro un dito?

Oggi che non ci ho pensato e che mi sono ritrovata l’indirizzo nella barra url, eccomi qui. Se scrivo è merito di Marypink che, in modo molto carino e dolce, ha parlato di me in un suo recente post e mi ha fatto capire che sono ancora viva, come blogger intendo.
Però voglio dargli un altro aspetto. Sarà che da quando vivo a Milano, ho conosciuto molto ma molto dal di dentro il mondo di Internet, ho partecipato a fiere importanti, ho imporato a fare un po’ la manager di contenuti, ho conosciuto blogger di professione che mi dicevano che non ha molto senso avere un blog personale, sarà che ho intervistato la content manager di Corriere.it, sarà quel che sarà, ma non voglio più – né tantomeno mi sento di fare così – che questo sia un blog come un diario personale.

Qui ci voglio mettere quella parte di me che ama raccontare, vedere, osservare però dal punto di vista di una siciliana trapiantata e non dal punto di vista di una giornalista che racconta per essere letta.
Semplicemente io e Milano, e quello che c’è dentro e intorno a Milano.

Inizio con la scoperta del mondo del fitness.

Ok che a Milano la gente – una parte – sia molto "fissata" con l’aspetto fisico, con la magrezza eccessiva, con i bei vestiti ecc… è molto vero, non è però di tutti: c’è una parte di gente che non passa tutte le sue giornata in palestra e non si nutre di integratori e verdure. In mezzo ci sono io. Una ex sportiva, pallavolista, che nella sua vita sarà andata in palestra – senza che servisse a prepararsi per la pallavolo – due volte. Mi sono sempre divertita: la palestra era per me un modo di fare amicizia, vedere la gente del paese lìì anziché in piazza, allenarsi mentre si fanno 4 chiacchere con l’amica sul tapis roulant. Lo era a 20 anni, lo era ancora a 26.

A 32, a Milano, decido di iscrivermi con il mio ragazzo. E inizio il giro: prima la 20 hours, palestra che conosco perché ci lavora il marito di un’amica e perché a Milano non puoi non conoscerla:i cartelloni delle sue pubblicità campeggiano ovunque. E per ora c’è la magica scritta 18 euro al mese (scoprirò poco dopo che tale pubblicità è ingannevole e solo per chi va in palestra dalle 8 alle 9.30 del mattino), senza che si parli di nient’altro. Così convinta vado in questa palestra. Non so se è una caratteristica tipica di queste palestre, ma ne ho già viste 3, hanno sempre le scale che portano in basso, un une x garage, comunque, sempre un piano in basso rispetto a quello normale e anche abbastanza nascoste. Comunque, entro, la tipa mi assale. Io timidamente e onestamente sono andata solo per chiedere e domandare,  e non tanto perché fa parte del mio mestiere, quanto perché se vuoi sapere i prezzi o ti rechi in una palestra o questa comunicazione online non c’è. Mi si chiede se sono studente e mi si fa un  prezzo da studente, pur io non essendolo più da 7 anni. Tant’è. Mi si prospetta un pagamento conveniente se fai l’annuale, meno se fai il semestrale, alla mia domanda se si può magari mensilmente, mi si risponde: "Nooo, non conviene proprio sarebbe 150 euro al mese". Ma dico? Se ti devi iscrivere, fai due rate: una la paghi all’entrata, una il mese dopo. 6 mesi o un anno, vie di mezzo nessuna. La palestra mi dà l’impressione di essere stretta, ci sono solo 7 tapis roulant alle 7 di sera tutti occupati, è messa un po’ male. Sostanzialmente non mi piace. Il prezzo perà è abbordabile.

Non so perché mi decido ad andare a quella vicina casa mia, ossia la mitica GET FIT che una volta avevo visto e che mi si presenta tale e quale. Avete presente le passerelle, sì quelle delle sfilate? Appena entri ti fai tutto tutto sto percorso che è lungo quanto o più di una passerella, ai lati piante, poltroncine, man mano che ci si avvicina alla recepetion in fondo sulla sinistra c’è il bar sulla destra vedi la piscina, ma devi ancora camminare per arrivare. Ora: arrivasse un bandito e dicesse "Su le mani, questa è una rapina", dovrebbe quantomeno arrivare a metà strada per essere ascoltato. ovviamente scherzo sul bandito non per il resto.

Aspetto il tipo dopo avere compilato una scheda in cui devo mettere il motivo per cui vado in palestra, quanto dista, quante volte ci voglio andare. Menomale che le informazioni le avrei dovute chiedere io. Esce il tipo, entriamo dai tornelli (ci sono i tornelli di entrata da un lato e quelli di uscita) e arriviamo alla sua fighissima scrivania e area ufficio dove lampeggia dietro il nome del tipo. Mi fa le domande, mi parla di una finanziaria per 18 mesi, offerta del periodo, ma prima di dirmi i prezzi, ovviamente decide di farmi visitare questa immensa palestra. Bella, pulita, ariosa, con tantissimi tapis roulant e gli schermi nelle macchine dove puoi anche vedere la tv, 3 sale per i corsi e poi andiamo al piano sotto: sembra di essere alle terme di Milano: da un lato la piscina, dall’altro tutto quello che io ho realmente trovato alle terme: la talassoterapia, la sauna, il percoso kneipp o kneipper del passaggio da acqua calda a fredda, le vascone idromassaggio, e tanto altro. Chiedo timidamente se si possa fare a meno delle terme nell’abbonamento, mi dice audacemente di no (come dire "ma tu hai visto com’è"), dicendomi che c’è gente che si fa l’abbonamento in palestra solo per andare alle terme perché alla fine rispetto a quelle di Milano per le quali l’ingresso è sui 45 euro, risparmia. Io do le battutine dicendo che volendo iscriverci in due non posso spendere tanto, ma quando arriviamo al dunque, mi chiede di dare un valore a quello che ho visto e io gli sparo, messa assolutamente in difficoltà, un valore che è un terzo dell’abbonamento previsto. Che tra l’altro devi subito scegliere se fai l’open ossia vai quando vuoi o il serale dalle 8.20 in poi. Non si pu sgarrare. Il tipo ci resta male dicendomi che se ho dettouna cifra così bassa è perché lui non ha saputo comunicarmi lo splendore di questa palestra, ma secondo voi io posso mai immaginare che un abbonamento che mi fai per forza a 18 mesi equivale allo stipendio medio mensile di una persona in Italia e che se voglio fare l’annuale, mi costa di più? E ancora che per avere l’iscrizione ad un prezzo decente devo darti risposta entro il giorno dopo? Io ero solo venuta a chiedere informazioni! E ancora: un tipo può venirmi mai a chiedere in quanto io spenda una cifra come quella mensile? "Ormai quei soldi li butti con una cena!". Ma parla per te! E poi mi dice, quando io gli faccio capire che per due è una cifra troppo esosa, che non voglio un impegno così lungo, che spera che io sia stata sincera.

Esco da quella palestra pensando che non mi iscriverò mai e chiedendomi"Le anziane milanesi che incontro ogni santa mattina con il borsone della Get Fit come se la possono permettere questa palestra?".

Alla fine, comunque, l’ho trovata una palestra che mi piace: alle 20 poca gente, ambiente pulito, la ragazza non mi dato la stretta del giorno dopo per farmi lo sconto e ci ha regalato mezzo mese. Non è economica, ma ci puoi andare per 4 mesi e poi decidere. E’ la Fitness First, speriamo continui a piacermi. Però almeno qui nessuno ha avuto il coraggio di guardarmi in faccia e dirmi di fronte alla mia resistenza "Be’, tu e il tuo ragazzo non lavorate entrambi? Che problema c’è per questa cifra?".

Mio caro, ognuno spende i soldi come vuole e sa i problemi che ha. Io sono stata sincera. Tu semplicemente supponente e arrogante. Meglio non entrare nel club esclusivo.

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Un anno fa…

…ero ancora ignara di quello che era successo e l’apprendevo nella notte tra l’1 e il 2 al tg. E non capivo. Le immagini che mi arrivano dalla scatola nera della tv non riuscivano a rendere il dolore e lo strazio di quello che stava succedendo nella mia zona, nella mia parte di provincia di Messina. Oggi mi sono sentita con un’amica che ha vissuto tutto questo in diretta perché era lì, oggi mi ha scritto dicendomi che aveva abbandonato il lavoro ed era tornata dai suoi, era con loro che voleva restare. 11 mesi fa venivo inviata da Vanity come inviata e quello che vedevo me lo ricordo ancora.

Credo che oggi molta gente se lo sia dimenticato, tranne chi ha vissuto quell’angoscia, chi non trova i suoi cari (ancora ci sono disprersi) e chi li ha persi. E chi si trovava a chilometri di distanza e ha temuto. E teme ancora. Perché quello che non si è ancora detto è che quelle ferite sono più aperte di prima e quella zona non si è davvero mai più ripresa…

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La gelosia delle cose

Chiamatelo culo. O semplicemente un’occasione. O ancora un giorno di normale amministrazione nel posto in cui lavoro che tutto ha fuorché essere "normale". E anche questo è il bello. E così mentre sono da sola, mi ritrovo a ricordarmi che esiste style e che ho un blog qui di cui mi ero assolutamente dimenticata. Qual è il culo? Che me lo sono ricordata mentre non c’è nessuno e che così mi posso dedicare a scrivere il post senza stare attenta che passi qualcuno e ci possa scrivere tranquillamente e senza che nessuno -giustamente- mi chiami per chiedermi qualcosa.

D’altronde, in questi giorni non sto facendo altro che lavorare. Di giorno, di sera qualche uscita la sto facendo. Ho lavorato anche domenica e sonnecchiato pure (non so voi, ma a me l’arrivo dell’autunno che ancora non è arrivato fa venire sonno). Mentre scrivo, un mio amico in chat mi dice che andrà a Santo Domingo, se ho capito per lavoro, devo capire a fare che o se mi sta prendendo per i fondelli (stavolta ho usato un sinonimo).
Io mi sono fatta poco più di due settimane fa, una minitrasferta a Salerno, di un giorno, in cui ho conosciuto due persone speciali: un fotografo e un insegnante, ma vi racconterò a tempo debito.

Ma voi avete questa strana "gelosia delle cose e delle persone"? Sono così solare, chiaccherona, rompiballe da chiedere a tutti cosa facciano e da sentirmi sempre dare le risposte (mi dicono che io ho una curiosità giornalistica e non da pettegola e per questo mi si risponde, che bellochebellochebello), ma poi quando si tratta di parlare di me sono un po’ restia, cioè dico le cose quando ho voglia di farlo io e poi se non mi si domanda, magari mi scoccia pure perché non lo si fa e a volte, quando me lo domandano, mi dà fastidio. Sono da curare!

O come ha detto il mitico Antonio Capitani, incontrato alla notte della moda (mi son divertita, alè! l’anno scorso quasi per nulla perché sono arrivata alle 23 quando stavano per chiudere), al mio ragazzo: "Quanto è dura sopportare un gemelli?".

Per ora è tutto strano. Spero di portare avanti un’idea e sono attesa di un’altra. Qui si lavora per chiudere il giornale e molto dipende da me, mi ritrovo a scegliere ancor più spesso di quanto sia abituata a fare. Ho scelto nella mia vita personale di non cercare più chi mi rimbalza. Ok, essere solare e quello che vuoi, ma ad un certo punto ti scocci. Pensavo di avere una vicina di casa con cui avere iniziato un’amicizia e invece da quando è tornata, non è mai passata a trovarmi. Direte "Vacci tu!". Sono andata e non c’era, le ho mandato un sms (il mio ragazzo mi dice "che senso ha un sms quando si sta a due passi?") e mi ha detto per due volte che quando fosse tornata, mi avrebbe avvisata. 

Boh, ci siamo viste di sfuggita. Avrà i suoi pensieri. Ma neanche io ho insistito più di tanto.

Ops, squilla il telefono…Mi sa che bisogna tornare a lavorare.

E voi che pensieri avete in questo periodo? e avete mai la gelosia delle cose?

Ah, sono stata ispirata dal blog di Laura Pezzino, very nice!

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Prove di un matrimonio

Ho voglia di scrivere. E’ da ieri che ci penso mentre di ritorno dall’Esselunga stavo pian piano ordinando i miei pensieri in una Milano ritrovata da qualche giorno quasi deserta e per questo ancora più piacevole.

Sono tornata dalla Sicilia lunedì sera, anzi era ormai martedì notte dopo 10 giorni strani ed intensi nella mia terra.

Mi fa uno strano effetto la Sicilia, e chiamerei questo post "Prove di un matrimonio" che no, non è il mio.

Dovrei chiamare Fastweb per capire quando mi dà il rimborso che aspetto da un anno, chiamare la ginecologa, stirare e fare tanto altro. Che già io sono rientrata prima di quando dovrei andare a lavoro, mentre il mio ragazzo ha già iniziato ieri. E così mi godo questi giorni di ovattata frenesia e penso.

Dicevo: la Sicilia mi fa uno strano effetto a cominciare dai discorsi.

"Quanto sei dimagrita! Ma ti sei fatta più bella, più sfilata!" Io nella mia mente "mica era cicciona prima!" La risposta "Sarà stato lo stress!", e intanto gongolavo perché è un complimento che fa sempre piacere. Peccato che a furia di mangiare di qua e di là, ho preso due chili e ho una pancia così gonfia che credo che Activia non faccia nulla, ma quasi quasi me lo compro.

"Allora, hai trovato lavoro a Milano?" Io nella mia mente: "Minchia, che domanda! Ho sempre lavorato, anche quando facevo la freelance, vabbè mi sparo la cartuccia, anche se mi rompo a parlare di lavoro d’estate". "Sì, dirigo un giornale". "davvero? quale? che bello? allora guadagnerai un po’". "Sì, come Valentino Rossi", mi verrebbe da rispondere. Dico solo "Normale, ma vorrei di più". Da imparare: a fingere e tirarsela. Se c’è un corso, ditemelo.

"Quando ti sposi?" "Il 21 dicembre del 2012 così se finisce il mondo non pago neanche il ricevimento". Ogni anno, la stessa storia e io mi ritrovo diversa. Penso a matrimonio e figli solo quando sono in Sicilia. Sarà che mia cugina mi ha detto che convolerà a nozze con il suo boyfriend (che io ho accettato realmente solo da qualche mese) il prossimo anno, sarà che lì sembra la cosa più importante e la convivenza una brutta parola, ecco lì mi ritrovo a fare pensieri che di solito non faccio.

Mi venivano in mente i bambini che vedevo, oltre a pensare di continuo ai miei nipoti, di cui, lo ammetto, io sono follemente innamorata. E non solo perché quando sono lì, hanno la capacità di cancellare in un nanosecondo 1200 km di distanza e mesi di assenza: mi cercano di continuo, ignorando quasi (povera!) mia sorella e vogliono stare sempre con me. Al contrario di loro, gli amici che vorresti vedere ogni giorno, hanno i loro ritmi e spesso non coincidono con i tuoi.

E neanche con quelli del mio ragazzo: in questa vacanza siamo stati poco insieme, ritmi diversi, lui voglia di riposare in ogni momento in cui gli va, io che penso che 10 giorno (di cui 3 passati a lavorare) son troppo pochi per stare a dormire. MA se le giornate sono impegnate, la sera faccio sempre decidere a lui e ai suoi amici dove andare, cosa che di solito non faccio mai.

A volte mi chiedo se la mia versione siciliana sia quella vera. Ora molti pensieri che avevo lì non ci sono più.

Quale sarà la vera me? Ma a voi capitano ste cose o sto delirando?

 

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Chissà cosa mi aspetto

Lo intitolerei, anzi lo intitolo così questo post "Chissà cosa mi aspetto". A mezzanotte passata, anzi quasi l’una, mentre torno a scrivere qui dopo quanto? forse un mese.

Sono sul letto, la coperta è avvinghiata al lenzuolo, no, niente rimasuglio di chissà cosa o meglio sì, della dormita della notte precedente visto che non ho avuto il tempo oggi di rifare il letto.

Le mani odorano di candeggina mista al sapone al cocco: mi sa che vince la prima. Ho appena lavato piatti, fornelli, piano cucina e mentre il mio ragazzo si è addormentato sul divano, eccomi qui a scrivere, immaginandomi nessun commento vista l’ora e neanche domani, visto la mia latitanza, non giustificata, da style.

Non lo so perché, ne ho proprio fatto a meno. Non è che l’abbia snobbato quando lo vedevo sulla barra degli indirizzi, no, no, io l’ho proprio lasciato da parte, vuoi per facebook vuoi perché come dice Arnika, ho avuto tanto da fare.
E la mente strapiena. Non seguita dal mio fisico che da qualche mese a questa parte non è molto in forma: una infiammazione, un valore un po’ alto da tenere sotto controllo e che mi ha fatto stare male perché ho cominciato a cercare su Internet il possibile (vi è mai capitato? Lo si fa con l’ansia di sapere, senza stare a controllare da che fonte provenga quello scritto) e ho trovato di tutto di più.  A settembre vedrò, per ora, ho come dire accantonato. Poi c’è la mia gamba destra quella che in teoria dovrebbe stare bene, che sta invece male: si sta lamentando di tutto il peso che ha dovuto reggere da parte della sinistra che tanto in forma non è dal momento che ho il legamento crociato lesionato. Detto questo, la mia mente, a parte dei momenti di stanchezza, è molto vigile, concentrata. Si sta dando da fare prima delle ferie che saranno pochi giorni, ma quanto meno ci saranno.

In questi mesi di grande attesa, mi sono sentita dire che sono una persona troppo ligia alle regole e tante altre cose che avrei preferito non imi facessero notare…

Detto questo, voi dove andrete? farete qualcosa di particolare? Ma per voi cosa vuol dire vacanza? Io, anche se mi rendo conto che la cosa mi limita un po’ perché potrei impiegare quei giorni per essere da qualche altra parte, sono in vacanza solo se sono in Sicilia. Quella in un certo senso è sempre "casa".
E voi?

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